Interviste

Azienda agricola Cordopatri: tradizione, sviluppo e innovazione

Per la famiglia Cordopatri lavorare la terra e produrre frutti meravigliosi è solo di riflesso un lavoro in quanto si tratta, soprattutto e innanzitutto, di un modo di essere stampato nel dna. Gli oliveti, gli agrumi, gli ortaggi fanno parte da sempre della sua tradizione secolare, che ha portato gli antenati a mettere radici nella Piana di Gioia Tauro partendo da Napoli. L’azienda agricola Cordopatri si è sempre evoluta al passo con i tempi in innovazione e intuizioni felici. L’ultima, in ordine di tempo, è la coltivazione della cosiddetta “zucchina centenaria”. Ad illustrare nel dettaglio le ragioni che hanno portato a questa scelta, i dettagli dell’attività produttiva e la mentalità dell’azienda ci ha pensato Francesco Cordopatri, il giovane rampollo di famiglia che opera con passione per portare il brand sempre più in alto verso nuovi traguardi.

Perché è nata l’idea di coltivare la zucchina centenaria e cos’ha di particolare?

“Nasce dal fatto che fin da piccolo l’ho sempre apprezzata e poi, in età adulta, ho desiderato coltivarla in forma professionale. Siamo i primi in Italia ad aver avviato un progetto di filiera per la zucchina centenaria. Molte nostre risorse sono abbondanti ma non sfruttate bene. Questo antico ortaggio radicato nei nostri terreni è anche innovativo perché risponde alle richieste del mercato. A tal proposito infatti ha diverse qualità: si ambienta bene, ci permette di diversificare l’offerta dei nostri prodotti a tutto vantaggio della sostenibilità economica ed ambientale e si adatta ad una particolare forma di allevamento che applichiamo solitamente nella kiwicoltura. Con questo sistema, in particolare, abbiamo la possibilità di riutilizzare gli impianti di kiwi colpiti da fisiopatie che rendono impossibile il loro sistema di piantagione”.

Nel vostro lavoro quotidiano siete costantemente attenti alla sostenibilità ambientale. Da cosa deriva questa particolare dedizione?

“Siamo coscienti che la sostenibilità ambientale non è solo una filosofia, uno stile ma anche fonte di ricchezza, sia sotto il profilo imprenditoriale che per altre sfumature. Per noi è importante in chiave economica legata all’ecosistema in quanto ci consente di conservare e migliorare la biodiversità, che in Calabria è molto diffusa. L’olivo secolare, ad esempio, si è evoluto in rapporto agli agenti patogeni. Avrà quindi minori esigenze di trattamento e, così facendo, si riduce l’impatto ambientale”.

Perché la coltura dell’olivo rappresenta il vostro core business?

“Diciamo che la scelta è stata imposta dai nostri avi i quali hanno creato importanti coltivazioni di queste piante che, all’epoca, offrivano un rilevante ritorno economico. Le cose sono poi cambiate parecchio nel corso del tempo. L’ultima ondata olivicola verso fine ‘800 ne ha determinato l’utilizzo per produrre olio combustibile con cui s’illuminavano le piazze. Due secoli prima si sostituirono varietà greche di olivi con altre più resistenti agli agenti patogeni. Il mercato ha fatto il resto consentendo all’olivo di diffondersi. Abbiamo ereditato questo mare di alberi che economicamente non davano grande soddisfazione e, quindi, la Piana di Gioia Tauro ha dovuto inventarsi altre colture. Da qui deriva una delle più grandi soddisfazioni della nostra attività aziendale, ovvero rimettere in vita un’economia in difficoltà e salvaguardare determinati valori, identità offrendo alternative al territorio, come ad esempio la zucchina centenaria”.

Quali sono i progetti futuri per l’azienda?

“Stiamo investendo nelle fonti rinnovabili e puntiamo alla completa autonomia energetica con l’energia solare. Inoltre vorremmo essere dei pionieri su alcune sperimentazioni relative al kiwi. Punteremo, poi, alla multifunzionalità dell’azienda, diventare cioè agricoltura a 360 gradi non solo per il reddito ma anche per creare un progetto pilota per il territorio”.

Condividi!