Interviste

Panetti, l’artigiano del legno che crea occhiali esclusivi e alla moda

Indossare esclusivi occhiali in legno al 100% handmade e Made in Italy. Difficile da immaginare ma assolutamente possibile da realizzare e a dimostrarlo concretamente ci pensa la ditta Panetti, che è diventata nel tempo un’eccellenza assoluta nel settore partendo dalla tradizione di famiglia. Lavorare il legno, infatti, è la prerogativa assoluta che ha sempre contraddistinto questa famiglia di artigiani fino a giungere alla svolta di un’attività differente e affascinante che è diventata un importante baluardo sul territorio nazionale partendo dalle specifiche peculiarità del territorio di Canino in provincia di Viterbo, sede storica dell’azienda.

A guidarci nell’affascinante viaggio all’interno di questa valente realtà produttiva imprenditoriale italiana che si fa apprezzare anche all’estero è Massimo Panetti, fondatore e cervello della “Panetti Eyewear” che gestisce l’azienda di famiglia assieme al fratello Simone. Il top della produzione è rappresentato dagli occhiali con montatura in legno di ulivo, stupendi da vedere e ancora più confortevoli da portare inaugurando una nuova tendenza alla moda. Ma ci sono anche il palissandro e l’ebano ad essere protagonisti degli occhiali targati “Panetti” assieme ad altre perle assolute di creatività come l’utilizzo dei fondi di caffè per confezionare altrettante montature di grandissimo pregio.

Una storia bellissima di lavoro a conduzione familiare espressione di una nazione operosa che percorre nuove strade investendo con successo su fantasia e innovazione. Ad ulteriore conferma della qualità del lavoro svolto, nel 2019 la “Panetti” di Canino è stata insignita del premio “Made in Lazio”, assieme ad altri 4 nuclei imprenditoriali espressi dalla stessa regione.

Da sempre il legno riveste un fascino del tutto speciale. Quali sono le sensazioni che si provano lavorandolo ogni giorno?
“La bellezza del legno è che non ti annoi mai perché è sempre una sorpresa. Puoi fare lo stesso occhiale che, però, messo accanto ad un altro è sempre diverso. Resta inteso che tutto nasce dalla passione di lavorarlo perché una professione può essere la più bella del mondo ma se non ti piace non la svolgerai mai con vero interesse senza, quindi, svilupparla al meglio”.

Quando e perché è nata l’idea coraggiosa di specializzarvi nella produzione di occhiali in legno cambiando l’attività di base?
“Tutto è partito fondamentalmente – precisa Massimo Panetti – dalla consapevolezza di operare in una località, Canino, ricca di alberi di ulivo e, quindi, di legno. Nel momento in cui si effettuano le potature di rinnovamento tagliando rami molto grandi è scaturita la volontà di voler utilizzare al meglio questo bellissimo materiale, soprattutto su dimensioni più ridotte. Partendo dall’osservazione di tante tipologie di occhiali in legno realizzati prevalentemente in compensato, prodotto che non ritengo nobile sul piano del processo di lavorazione, è nata l’idea di creare occhiali usufruendo del legno delle potature effettuate nella nostra località di Canino”.

In cosa consiste l’esclusività dell’occhiale con montatura in legno rispetto a quella tradizionale?
“Più che altro il senso di questa scelta consiste nel recupero e nel reimpiego di un materiale di qualità. Non a caso prima facevo l’esempio dello stesso oggetto in compensato fatto a strati. È come fare la differenza tra una Panda e una Ferrari e in questo caso c’è un’operazione alla base che ha una storia”.

A proposito di storia, approfondiamo meglio questa vostra lunga e prolifica tradizione nella lavorazione del legno.
“Con me siamo all’ottava generazione. Abbiamo strumenti di famiglia datati 1700-1800 e la nostra intenzione è stata sempre quella di mantenere questo genere di attività. Negli anni sono state lavorate anche altre materie, il corno ad esempio, utilizzato anch’esso per realizzare paia di occhiali. Tuttavia quello che ci piace fare maggiormente è l’occhiale in ulivo”.

Realizzate anche occhiali su misura a richiesta del cliente?
“Produciamo anche su misura e, normalmente, quando si costruisce un prodotto nuovo viene caricato in un nostro software. Parti con un modello e poi arrivi a 70-80 su cui puoi apportare piccole modifiche per fare un custom in base al desiderio dell’acquirente, anche se partiamo già con un database importante”.

Tra le richieste ricevute ne avete avuta una più inedita e originale rispetto alle altre?
“Sì, una volta abbiamo fatto un lavoro con le barrique mandateci da una cantina francese. Abbiamo aperto le piccole botti e con le doghe sono stati lavorati e prodotti gli occhiali”.

Come si concepisce un occhiale in legno?
“Il cliente ci fornisce una foto o un’immagine-base. A quel punto noi la trasferiamo sul nostro Cad facendolo diventare un occhiale con la sua geometria evoluta e successivamente viene portato su una macchina a cinque assi che realizza una sorta di piccola scultura. Ciò che rimane costituisce la struttura del prodotto”.

Attualmente oltre agli occhiali create anche altri oggetti?
“Con un altro nostro marchio realizziamo placche per interruttori universali e in questo settore abbiamo l’unico brevetto in Italia. La nostra placca, infatti, è applicabile a tutte le serie civili esistenti nel nostro Paese senza l’ausilio di viti. Anche questo è un lavoro che svolgiamo da tanti anni”.

Tornando agli occhiali vi siete cimentati nella costruzione di un modello del tutto originale, quello fatto con fondi di caffè e foglie di fico.
“Sì ci siamo buttati dentro in questa avventura anche per gioco. Abbiamo essicato le foglie di fico e poi sono state raggruppate da un polimero come il caffè. La lavorazione più difficile è stata quella degli occhiali in corno di bufalo che in Italia non sono richiesti perché non c’è una cultura orientata in tal senso. Sui nostri occhiali in legno abbiamo avuto molti ordini dall’estero in epoca pre-Covid. Poi è stato tutto riazzerato e negli ultimi mesi stiamo ripartendo. In particolare abbiamo fatto dei prototipi, già accettati, per un’importante azienda italiana che saranno in commercio da settembre”.

fonte immagine: www.massimopanetti.it

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